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Non dare mai per scontato
il peso di una voce che ti chiama amore,
perché a volte è solo un’eco ben recitata,
non una radice capace di restare.
Ci insegnano che la continuità
sia una forma di verità,
che le parole ripetute
costruiscano stabilità.
Ma alcune promesse
nascono già fragili.
Un giorno sei casa,
futuro detto senza tremare,
progetti al plurale,
immagini che sembrano conferme.
Videochiamate come presenza,
nomi dolci come se fossero impegni.
E tu ti fidi.
Perché quando l’amore si presenta sicuro,
abbassiamo le difese del dubbio.
Poi basta poco.
Una stanchezza negli occhi,
una frase detta con onestà,
un limite messo con rispetto.
E ciò che sembrava solido
si incrina senza rumore.
Non c’è un addio che spieghi,
non c’è una logica che tenga in piedi il senso.
C’è solo un vuoto improvviso,
come se qualcuno avesse ritirato la mano
nel momento esatto in cui serviva restare.
E ti chiedi perché.
Ti chiedi cosa hai fatto,
cosa hai detto,
cosa avresti potuto evitare.
Ma la verità è più dura da accettare:
alcune persone non sanno amare
quando l’altro diventa reale.
Non cambiano da un giorno all’altro.
Si rivelano.
E nel farlo ti consegnano
la prova più difficile:
diventare maestra di te stessa
mentre crolla ciò in cui credevi.
Chi promette senza radici
fugge alla prima crepa.
Chi ama davvero
resta anche quando la perfezione cade.
Stop. Qui finisce la tua illusione.
E comincia la tua forza.